Instagram sta cambiando il modo di comunicare delle aziende

Ultimo aggiornamento Scritto da Nello Acampora

Osservando ciò che accade nel mondo dei social network, non si può fare a meno di notare l’avanzata di Instagram, l’applicazione che permette la condivisione delle immagini direttamente da uno Smartphone.

Nel 2012 le aziende hanno cominciato anche loro a “cavalcare” l’utilizzo di Instagram, specialmente dopo che il programma è stato esteso anche agli utenti della tecnologia Android.  

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Ricetta social per migliorare i servizi

Ultimo aggiornamento Scritto da Nello Acampora

Dalle pagine di questo blog mi capita talvolta di segnalare buone pratiche per quanto riguarda il rapporto e la comunicazione tra venditore e cliente, così come tra cittadino e pubblica amministrazione.

Arriva dagli Stati Uniti la notizia che spiega come Facebook può essere facilmente usato per migliorare i servizi pubblici.

L’applicazione si chiama Citizen Request Tracker (CRT), è gratuita e facile da scaricare dal proprio profilo Facebook. Per fare cosa? Per inviare segnalazioni di malfunzionamento o incuria (dall’illuminazione pubblica ai cani randagi) nella propria città, mantenendo traccia delle richieste, delle risposte e delle comunicazioni di follow up.

L’idea è quella di rendere le amministrazioni locali più accessibili ai cittadini tecnologicamente competenti, a coloro cioè che usano i social media e i dispositivi mobili nella vita di tutti i giorni.

A metterla in pratica è una cittadina del Texas, League City, che tra l’altro ha un sito davvero molto efficace e attraente. La direttrice della Comunicazione e Media relations di League City ha spiegato che “non sempre i cittadini vogliono alzare il telefono e contattare la persona giusta per far presente un malfunzionamento nei servizi pubblici. Ma gli stessi cittadini sono costantemente sui social media. Usare questa application, per loro, è un modo facile e veloce per mandarci le informazioni e aiutarci a migliorare le loro vite e la città di tutti”.

Dunque, se da un lato CTR facilita la vita dei cittadini, dall’altro può contribuire ad aumentare l’efficienza del back-office dell’amministrazione. Infatti, da CivicPlus (l’azienda che ha sviluppato il software) sottolineano che “l’applicazione potrebbe far diminuire il traffico telefonico e le lunghe file negli uffici dell’amministrazione comunale. Questo può decisamente aiutare a semplificare e alleggerire i flussi di lavoro, spingendo gli impiegati a lavorare con maggiore efficienza”.

La Rete dunque al servizio del cittadino e della pubblica amministrazione. E in Italia?

La presenza delle PA sui social media è un tema che, speriamo, diventerà sempre più urgente anche da noi. A mio avviso non basta la semplice presenza, che pure non è scontata. È importante il modo di essere presenti, delle strategie e dei processi in cui la PA social si estende e si completa nello spazio del web.

Per iniziare ad approfondire prospettive ed esperienze, vi chiedo: “Se fossi il sindaco della tua città, come useresti la pagina Facebook?”.

Nello Acampora

Per scaricare Citizen Request Tracker (CRT) gratuitamente, ecco il link.

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Le bugie sul CV hanno le gambe corte

Ultimo aggiornamento Scritto da Nello Acampora

Leggo che gli italiani tendono a gonfiare le informazioni contenute nel proprio curriculum vitae. Secondo una ricerca, oltre metà delle candidature inviate alle aziende contiene aggiustamenti o esagerazioni, soprattutto sulla conoscenza delle lingue straniere e sui reali contenuti del proprio lavoro.

Devo dire che nel mio lavoro di imprenditore mi capita spesso di fare colloqui con giovani e meno giovani che si propongono a Hi-Performance per lavorare nel campo della formazione e della vendita. È un po’ ingenuo pensare che oggi, con tutte le possibilità di avere informazioni personali attraverso Google e i social network, un potenziale datore di lavoro non si accorga delle bugie scritte in un curriculum.

È sufficiente un colloquio di pochi minuti, alcune domande mirate, per capire quasi sempre la persona che si ha di fronte. Tra l’altro personalmente, oltre agli studi fatti e alle esperienze professionali del candidato, mi piace guardare alle prospettive che una persona si porta dentro, alle sue ambizioni, alla sua voglia di lavorare con passione ed entusiasmo. Mi interessa il suo passato, ma per certi versi, guardo un po’ di più al suo futuro.

Mi viene infine da pensare che i trucchi e le menzogne, specie da noi in Italia, vengono spesso viste come un atto di furbizia, quasi da imitare. I casi – e ce ne sono – in cui emerge la malafede, non vengono particolarmente condannati. Inutile girarci intorno: da noi purtroppo persiste la cultura del “vogliamoci bene”. E dunque, un bugiardo di professione può sperare di farla franca in ogni caso. Sulla scena, i proverbiali “tarallucci e vino” non mancano mai.

Io credo invece che la coerenza paghi, sempre. Noi italiani saremo formidabili per tante qualità, ma su questo fronte all’estero sono più seri. Il curriculum è un documento che non risente della cultura e dello stile, non è discorsivo come da noi, non c’è troppa libertà d’azione: questo hai fatto finora, queste sono le tue aspirazioni, da qui l’azienda parte per giudicare se sei idoneo alle loro esigenze.

Sembra semplice, ma evidentemente per un sacco di persone in cerca di lavoro non lo è.

Nello Acampora

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