Il bastone e la carota sono ancora persuasivi?

Ultimo aggiornamento Scritto da Nello Acampora

Ci sono tecniche di motivazione vecchie come il mondo. Una di queste è quella classica del “bastone e la carota”. Fin dagli albori dell’esistenza del lavoro le persone sono ricorse a una combinazione di minacce e ricompense per far sì che altri facessero ciò che volevano.

Oggi ci troviamo a fronteggiare una crisi economica. Mentre stiamo esaurendo… le carote, abbiamo bisogno di performance più elevate: lavorare infatti con le stesse modalità e i tempi di qualche anno fa, oggi non è più sufficiente.

Va detto che il bastone – intesa come forma di leadership repressiva – è sempre più considerato come “politicamente scorretto”. Occorre trovare sistemi di motivazione differenti, che facciano leva sulle persone e le aiutino a esprimere il loro massimo potenziale.

Per questo il coaching è considerato a tutti i livelli come una soluzione efficace e veloce per raggiungere un obiettivo, sia professionale che personale. Non è produttivo il fatto che molti dipendenti o venditori facciano il minimo indispensabile per svolgere il loro lavoro. Dunque, se trattiamo le persone come muli, avremo performance da muli…

I nostri colleghi o collaboratori dovranno essere automotivati. La qualità della vita sul lavoro, ad esempio, è una componente fondamentale. Non ho qui lo spazio per parlarvi in dettaglio della gerarchia dei bisogni di Maslow: sappiate però che – in base alle sue ricerche – emerge con chiarezza quanto le persone cerchino di dedicarsi alle attività che soddisfano una serie di bisogni personali.

Approfondite – questo è il mio consiglio – le tematiche legate al coaching, andandovi a leggere qualcosa sulla piramide dei bisogni di Maslow. Alla base vi troverete i bisogni primari (come cibo e acqua, il riparo di una casa, l’appartenenza a una comunità, il prestigio e la stima da parte degli altri).

Poi, salendo al vertice, subentreranno l’autostima e l’autorealizzazione. E qui c’è bisogno di fare del sano coaching su se stessi. Magari all’inizio con l’aiuto di qualcuno professionale e qualificato. Attendo i vostri commenti ed esperienze!

Nello Acampora

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Vendereste una gamba per un milione di euro?

Ultimo aggiornamento Scritto da Nello Acampora


Ho letto la storia di un tale Harold che utilizzava un metodo per evitare l’ansia. Un giorno di primavera vide uno spettacolo che gli scrollò di dosso tutte le preoccupazioni. Durò solo dieci secondi ma furono sufficienti a imparare più che nei dieci anni precedenti.

Quel giorno Harold aveva perduto tutti i suoi risparmi e si era indebitato fino al collo. Il suo negozio era stato chiuso e lui stava cercando un nuovo lavoro. Si sentiva un uomo finito, aveva perso ogni fiducia. Poi vide sul marciapiede un signore a cui mancavano tutte e due le gambe. Era seduto su un asse con quattro rotelle e si spingeva lungo la strada con due bastoni.

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Chiara, premiata per aver scelto l’Italia

Ultimo aggiornamento Scritto da Nello Acampora

Mi piace segnalare da questo blog storie di eccellenze italiane. Leggo che Chiara Cerami, 32 anni, palermitana trapiantata a Milano – dov’è assegnista di ricerca e consulente neurologo all’Università Vita-Salute e Istituto scientifico San Raffaele – è la vincitrice della borsa di ricerca della Fondazione Lilly.

Giovane, donna, meridionale. Tre caratteristiche comuni anche alle altre due ricercatrici che nelle ultime edizioni si sono aggiudicate il titolo. Nell’intervista rilasciata a un quotidiano, la modestia la spinge a definirsi “fortunata”.

Ma è la consapevolezza del successo personale, “nonostante le difficoltà dell’attività di ricerca in Italia”, a indurla a presentarsi come una giovane donna capace – dice lei – di “una tenacia e una determinazione fuori dal comune: altrimenti sarei anch’io emigrata all’estero”.

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