Chi è disposto a imparare dagli errori?

Scritto da Nello Acampora

Albert Einstein diceva che “follia è fare sempre la stessa cosa e aspettare risultati diversi”. Molto vero. Se uno decide di non evolversi, continuerà a raggiungere traguardi mediocri. Se però ribaltiamo la frase, ci sembra folle anche l’idea opposta: ovvero quella di aspettarsi sempre gli stessi risultati da un’azione ripetuta nel tempo. Ma le condizioni cambiano, i contesti si modificano! Ciò che andava bene in un caso, spesso non va bene in altri. Occorre dunque elasticità mentale.

Lo spunto per scrivere questo post mi è venuto pensando alla testardaggine di alcune persone che ho conosciuto negli anni. Il loro stile potremmo definirlo alla “Fonzie”, il noto personaggio televisivo che non riusciva mai a dire “ho sbagliato”. Vedono che sul lavoro hanno commesso un errore, ma lo difendono in ogni modo come se fosse la cosa giusta. E argomentano, e si arrabbiano, e fanno brutte figure, pur di non ammettere lo sbaglio.

Il tema è quello dell’orgoglio che annebbia qualunque cosa: prendere atto di un errore significherebbe ammettere una sconfitta. Specie per chi vive le relazioni come rapporti di forza e di potere (spesso legati all’immagine di sé) sbagliare viene vissuto come “perdita di valore”.

Credo che la tecnologia non aiuti a uscire da questa sindrome: tutti ci sentiamo un po’ più onnipotenti rispetto alle sensazioni provate qualche anno fa. Tutti siamo più veloci, sempre connessi, inarrestabili. Ma così facendo perdiamo la capacità di imparare dagli errori, dote innata soprattutto negli esseri umani. Per questo credo che, più che mai sul lavoro, fattori come elasticità, coraggio e umiltà siano un bagaglio indispensabile per non sbattere contro il muro dell’orgoglio. La mia ricetta? Guardare le cose da un punto di vista differente!

Nello Acampora

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