Il fascino dell’Italia che dobbiamo recuperare

Scritto da Nello Acampora

Che peccato (e che rabbia) scoprire che l’Italia ha perso capacità di attrazione verso il mondo. Qualcuno di voi potrebbe pensare: “Vedendo chi ci governa, è il minimo…”. Ciò che di fatto è accaduto riguarda una speciale classifica che misura la percezione complessiva di un intero Paese. Ovvero, come gli stranieri guardano (e giudicano) la nostra Penisola.

Pensate che nel 2005, quindi solo otto anni fa, l’Italia veniva considerata il Paese con maggiori capacità di attrazione al mondo. Oggi invece siamo miseramente scivolati al 15esimo posto. A certificarlo è il Country Brand Index, pubblicato da Future Brand in collaborazione con Bbc World News (la sezione internazionale della radiotelevisione britannica).

L’indicatore è ritenuto efficace perché non si limita a fotografie statiche, ma analizza il dinamismo, l’apertura alle sfide della globalità, la capacità di valorizzare l’eredità storica, artistica e culturale. La classifica cerca di valutare un Paese come fosse un marchio commerciale, alla pari con Apple, Google o Coca-Cola. Conta dunque l’abilità ad attrarre clienti, acquirenti, venditori, turisti di un Paese.

Otto anni fa, appunto, primeggiavamo per arte, cultura e retaggio storico. Eravamo ben posizionati per accoglienza alle famiglie e per la qualità delle attività fuori casa. Così come per gli affari e il turismo congressuale. Insomma, il famoso “stile di vita italico” che tutto il mondo ci invidiava.

Ora paghiamo quella che viene definita “crisi economica”, che è anche però crisi sociale e di valori. Se da un lato continuiamo a primeggiare come meta turistica (storico-artistica ed enogastronomica), dall’altro precipitiamo non tanto sul fronte commerciale, quanto sulla libertà politica, sull’attenzione all’ambiente, su legalità e tolleranza, sistema scolastico, sicurezza, occupazione, meta lavorativa, attrattiva per il business.

Che dire? Buone Feste! Ma in ogni caso, rimbocchiamoci le maniche. Lamentarsi serve a poco.

Nello Acampora



1 Commento

  1. Sergio   |  mercoledì, 01 gennaio 2014 a 15:12

    tristissima realtà, ma piangere non serve, inveire non serve, imprecare non serve; fare e pretendere si può e si deve

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