Il brand Harley è una ricetta anti-crisi

Scritto da Nello Acampora

Qui a Roma non è passato inosservato. Parlo del grande raduno degli appassionati di Harley-Davidson, che hanno letteralmente invaso la Capitale per quasi quattro giorni: oltre 100mila fan della mitica motocicletta americana hanno sfilato in lungo e in largo fino al litorale romano. Motivazione? Festeggiare i 110 anni della Casa.

Un evento – arricchito da esposizioni di moto, spettacoli, conferenze stampa (e persino la benedizione di Papa Francesco!) – che ha ovviamente richiamato cittadini e giornalisti. Alcuni solo per curiosità, altri invece per capire da vicino il fascino di questo fenomeno intercontinentale.

Da appassionato di marketing, mi ha colpito constatare come la gente, attraverso un’Harley-Davidson, cerchi in sostanza una serie di emozioni. C’è poco da dire: queste moto piacciono perché fanno sognare. Dietro c’è il mito americano, i raduni che ricordano un’epoca di forte condivisione dal vivo (oggi potremmo definirla “1.0”).

I geniali creatori di questo marchio continuano a giocare su questa intuizione comunicativa, che si concretizza in elementi distintivi, in un brand unico e irripetibile. Aspetti tipici del marketing che funziona, come direbbero gli amanti di Apple.

Penso a caratteristiche che sembravano penalizzare l’Harley-Davidson rispetto alla concorrenza europea e giapponese: il peso, le vibrazioni, la semplicità meccanica. Peccato però che nel tempo queste presunte criticità si siano trasformate in benefici! Oggi negli show-room è possibile “cucirsi addosso” il modello scelto attraverso infinite possibilità di personalizzazione, mescolando anche capi d’abbigliamento e oggettistica varia, come le penne o il frigo da campeggio. Se ricordate bene, anche la Smart ha usato politiche di questo genere.

Per chiudere, vorrei citarvi il fatto che i lungimiranti manager della multinazionale di Milwaukee già trent’anni fa avevano capito il meccanismo della community di utenti, anticipando Facebook e Twitter e fondando la Harley Owners Group: una grande famiglia di appassionati che oggi raccoglie oltre un milione di soci nel mondo e circa 17mila in Italia.

Aggregati in gruppi (chapter), organizzano raduni, viaggi, manifestazioni. L’iscrizione è automatica per un anno acquistando un nuovo modello. Altro che web marketing o social network. Sono le buone idee a generare risultati, non i mezzi di comunicazione. A mio avviso è questa l’unica, vera ricetta anti-crisi. Che ne pensate?

Nello Acampora

 


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