Professionisti dell’anima per selezionare i manager

Scritto da Nello Acampora

Non credo dipenda solo dalla crisi. È in atto una sorta di riflusso che sta aiutando le imprese a ritornare all’essenziale, ai cosiddetti “valori fondamentali”. Ce ne accorgiamo incontrando dirigenti e aziende che fanno selezione del personale: molti sostengono che sia finita l’epoca del narcisismo dei supermanager.

C’era un tempo in cui il carrierismo e il rampantismo erano caratteristiche che facevano salire in classifica. Arroganza e produttività erano un’accoppiata molto in voga, dapprima negli States e poi via via anche da noi.

Negli anni Duemila si è poi passati ai manager “piegati” alla tecnologia e all’uso compulsivo dei social network (tendenza peraltro ancora in corso). Ora però si torna a preferire personaggi di vertice con qualità diverse, motivati da caratteristiche umane e relazionali. In questo, quella dello psicologo del lavoro torna a essere una figura centrale nella difficile arte della selezione del personale.

La ripresa dell’economia e delle aziende passa dunque attraverso un cambio di marcia, dove parole come “ascolto”, “fiducia” ed “empatia” devono necessariamente rientrare nelle abitudini dei manager dell’era digitale.

I coach, i comunicatori, gli psicologi aiutano così i dirigenti a ritrovare un ruolo nella professione che li appassiona. A fidarsi delle pulsioni dell’anima, a non vergognarsi degli insuccessi, a gestire la paura dei fallimenti. Sappiamo bene, infatti, quanto sia deleterio non riconoscere una difficoltà, piuttosto che ammetterla e lasciarsela alle spalle.

E voi, che ne pensate di queste nuove tendenze? È una sensibilità che ritrovate già anche nel vostro ambiente di lavoro?

Nello Acampora


Lascia un tuo commento