Il marketing del wafer: Balocco contro la crisi

Scritto da Nello Acampora

«Se qualcosa va male da qualche parte, non è detto che vada male dappertutto». Mi ha colpito questa frase estratta da un’intervista ad Alberto Balocco, imprenditore piemontese che parla di come la sua azienda sia riuscita a reagire alla crisi, portando il fatturato a cifre importanti come 150 milioni di euro atteso per fine 2012.

«La nostra politica è frammentare i rischi. Abbiamo capito che differenziare il prodotto ci ha portato ad avere successo in mercati molto diversi tra di loro».  Per quanto ci riguarda, conosciamo il marchio “Balocco” inizialmente per il panettone (il famoso Mandorlato).

Nel tempo, l’azienda ha ampliato la gamma dei prodotti: non più solo dolci da ricorrenza (panettoni, colombe, uova di cioccolato) ma frollini per la prima colazione. Una scelta che ha permesso alla Balocco di posizionarsi come numero due dietro il marchio Mulino Bianco della Barilla.

Interessante a mio avviso il modo in cui è stata fronteggiata la crisi, andando a investire sia in innovazione tecnologica che in qualità dei prodotti. E sì perché l’aver capito che le persone avrebbero iniziato a far colazione più a casa che al bar (il taglio di cornetti e cappuccini è uno dei primi segnali di “spending review” domestica) ha permesso all’azienda di farsi trovare pronta in un segmento che aveva spazi di fatturato.

Non potevano mancare gli investimenti in comunicazione. La riconoscibilità del marchio si è rafforzata grazie alla sponsorizzazione calcistica con la Juventus, che nel 2013-2014 si sposterà sulla maglia rosa del Giro d’Italia.

Ma in Germania e Inghilterra, dove si fa colazione con formaggio, prosciutto e bacon? Niente paura: ecco arrivare i wafer. Perfetti per gli anglosassoni, ma con un tocco di qualità made in Italy che fa la differenza con i prodotti della concorrenza. «Grazie a una nuova tecnologia di processo – ha spiegato l’Ad della società – il wafer viene realizzato con un’alveolatura più ampia della cialda. Questo consente un maggior ripieno di crema. Sembra un dettaglio da nulla, ma questo ci ha fatto riportare risultati importanti in Italia e fatturati molto generosi all’estero».

Ancora una volta, la crisi è nella testa di chi ci vuole credere.

Nello Acampora


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