I giovani e le strade preconfezionate

Scritto da Nello Acampora

Sento spesso parlare di competitività, di made in Italy, di piccole e medie imprese. Tra le recenti letture estive dei giornali, mi sono soffermato su un’intervista rilasciata da Alessandro Benetton a un quotidiano. Nell’articolo, l’attuale presidente del gruppo di famiglia racconta la sua storia, dà consigli ai ragazzi, invoca un rilancio del nostro stile come imprenditori.

Si dice spesso che il talento deve incontrare le opportunità. Qui Benetton cita Seneca quando sosteneva che “l’unica cosa che non può fare un giovane è farsi scippare il futuro”. A 11 anni, d’estate, il giovane Benetton viene spedito a pulire le caldaie dell’azienda. Poi gli studi all’estero, la laurea in Filosofia e il lavoro in Goldman Sachs.

Quando torna in Italia, si avvicina alla finanza d’impresa: una serie di passaggi imprenditoriali che gli danno la forza e la credibilità per ristrutturare l’impresa di famiglia. Con l’uscita dalla Borsa, Benetton inizia a guardare a paesi come India, Centro America, Messico, Russia e Turchia.

Organizzazioni diverse, velocità, collezioni secondarie: cambiamenti che rendono il gruppo flessibile e pronto alle nuove sfide della globalizzazione. “Per questo – spiega Benetton – dico spesso ai giovani di non sentirsi mai tranquilli, di non seguire strade preconfezionate. E poi in Italia dobbiamo riqualificare il made in Italy, perché la famiglia nell’impresa resta un valore che ci contraddistingue”.

Dall’intervista emerge una visione che spesso abbiamo analizzato in questo blog: è necessario migliorare l’organizzazione delle imprese (settore dove a volte veniamo battuti anche da aziende di paesi molto piccoli). Oltre a questo, la formazione e il dialogo – da aumentare – tra il mondo accademico e quello delle imprese.

Sembra facile, tutti ne parlano. Ma i nostri politici dovrebbero finalmente iniziare a metterci le mani seriamente.

Nello Acampora


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